Televisione e aggressività nei bambini

televisioneGuardare scene di violenza alla tv rende il bambino più aggressivo? Molteplici sono gli studi che si sono interessati all’effetto che i mass media hanno sull’individuo. Essi nascono con l’obiettivo di verificare se l’esposizione alla violenza televisiva faciliti l’emissione successiva di comportamenti analoghi.

L’American Academy of Pediatrics (1995, 1999) ha sottolineato la particolare importanza di un monitoraggio costante, da parte dei genitori, del tempo che i bambini trascorrono di fronte alla televisione, indicando come “adeguato” un tempo massimo di una o due ore al giorno. I bambini, in particolare, spendono gran parte del tempo davanti alla tv, a guardare i cartoni animati. I cartoni animati,si rivelano fra i prodotti televisivi più pericolosi nonostante l’apparente innocuità: il genitore, confidando sul fatto che si tratta di un programma destinato ai bambini, tende ad esercitare un controllo minore sulla visione dello stesso. Cartoni come i Simpson, ad esempio, o South Park, sembrano pensati piuttosto per un pubblico adulto, non solo per le numerose e crude rappresentazioni di violenza, ma anche e soprattutto per i temi trattati ed il linguaggio utilizzato. Ancora, i cartoni giapponesi, di vecchia e nuova generazione, si distinguono per i sanguinosi e spettacolari combattimenti. Anche se non appartiene alla categoria dei cartoni animati, tuttavia anche la nota serie dei Power Rangers, chiamata Live Action, presenta delle scene cariche di aggressività attraverso i combattimenti. Aspetto importante è che in questa serie a combattere sono persone vere, non personaggi dei cartoni animati. I protagonisti lottano usando le arti marziali e ricorrono all’uso delle armi. Si mostrano freddi e vittoriosi nell’esercizio della violenza, per nulla intimoriti o mortificati. Il messaggio che giunge ai bambini è che la violenza sia giusta, necessaria, accettabile, strumento di potere e di riscatto. Inoltre, la presenza di esseri umani rende il prodotto più realistico e facilita l’identificazione dei bambini coi protagonisti, rendendo questo genere di film ancora più pericoloso.

Alcuni studiosi (Covert, 1999; Potter, 1999) hanno confermato come sia proprio questa tipologia di programmi a contenere scene ed immagini particolarmente violente e aggressive. In media un bambino al completamento delle scuole elementari è stato già testimone di 8.000 omicidi e 100.000 atti di violenza. Al compimento del diciottesimo anno di età avrà conoscenza sia diretta che mediatica di 200.000 atti di violenza (Houston et al. 1992).

Bandura e colleghi sono tra i primi ad aver dimostrato l’influenza della violenza televisiva sul comportamento aggressivo dei bambini. L’obiettivo del lavoro era verificare se l’esposizione a modelli aggressivi televisivi aumenta la probabilità che il bambino reagisca in maniera aggressiva ad una successiva frustrazione. A questo scopo gli studiosi attribuirono quattro gruppi di bambini a quattro diverse condizioni sperimentali: il primo gruppo ha osservato modelli aggressivi dal vero, il secondo ha visto le stesse scene in un film, il terzo le ha viste replicare da cartoni animati, ed infine al quarto gruppo, (gruppo di controllo), non sono state “somministrate” scene violente. Dopo l’esposizione, e prima di venir condotti nella cosiddetta “stanza del test”, tutti i bambini furono sottoposti ad una lieve frustrazione: lo sperimentatore li portò in un’anticamera che conteneva giochi attraenti e preziosi, spiegando però che non poteva lasciali giocare con essi perché destinati ad altri bambini. I risultati mostrano che i quattro diversi trattamenti sortiscono effetti diversi. I soggetti esposti a modelli aggressivi dal vero, attraverso un film o un cartone animato, mostrano comportamenti aggressivi, sia fisici che verbali, in misura quasi doppia rispetto ai soggetti del gruppo di controllo. Inoltre, a sorpresa, dallo studio è emerso che a generare l’aumento più significativo del comportamento aggressivo non è l’esposizione a modelli dal vero bensì quella a contenuti televisivi. In altre parole lo studio mostra che la violenza televisiva suscita nei bambini comportamenti aggressivi imitativi quanto e più di quella reale.

Dagli studi emerge chiaramente una stretta correlazione tra violenza televisiva e aggressività ma è importante sottolineare che in essa possono intervenire una molteplicità di fattori (caratteristiche demografiche, culturali, sociali e familiari), agendo da facilitatori di tale correlazione.

Autore: Maria Paola Sotgiu

Laureata in Psicologia dello Sviluppo e della Formazione presso l'Università degli Studi di Cagliari. Specializzata in Psicoterapia individuale e di gruppo presso la S.F.P.I.D. "Scuola di Formazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico" con sede a Roma, terapeuta EMDR, è iscritta all'Albo degli Psicologi della Regione Sardegna con il numero 1691.

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