Sogno ad occhi aperti: l’artista che è in noi

arteLa psicoanalisi, si è sempre interrogata sulla produzione artistica, sull’artista stesso e sui processi attivi nell’esperienza estetica, ma soprattutto si è sempre interessata all’enigma della creatività che si radica nell’essere della persona. Come origine dell’opera creativa, essa accetta la possibile combinazione che può esserci tra una predisposizione di personalità e una cultura e/o storia familiare particolare.

Freud apre la strada all’analisi psicologica della creazione artistica ponendo inizialmente l’attenzione allo studio dell’opera, all’analisi introspettiva dell’artista e della sua biografia che avviene però in una prospettiva psicopatologica.

Egli, infatti, concepisce che sia lo stimolo a creare un’opera d’arte, soprattutto in termini di libido e impulsi e traccia una linea continua che, partendo dal gioco immaginativo del bambino, passa attraverso il sogno ad occhi aperti e la fantasia, per arrivare, infine al lavoro dell’artista, la creatività pura. L’artista ha in comune con il sognatore ad occhi aperti che “egli crea un mondo di fantasia in cui può appagare i suoi desideri inconsci” (cit. “Il poeta e la fantasia”).

Mentre, però, quando sogniamo ad occhi aperti, evitiamo il conflitto attraverso una fantasia di appagamento onnipotente di un desiderio, ed una negazione della realtà esterna e psichica, l’artista cerca di individuare il suo conflitto e risolverlo nella creazione. Egli, dunque, differisce dal sognatore in quanto trova nella sua opera artistica una via di ritorno alla realtà e sotto questo aspetto il suo lavoro è simile al gioco dei bambini i quali usano e modellano il mondo esterno secondo i propri desideri.

L’arte, dunque, ha analogie con il gioco e con il sognatore a occhi aperti, ma non è nessuna di queste cose. Ciò permette di pensare all’arte come lavoro, invece che come un sogno o un gioco e l’opera, adesso, viene vista come conciliatore degli scopi contraddittori dell’Es e del Super-Io, in una continua lotta tra pulsioni e controllo. L’opera d’arte diventa, allora, il sintomo emergente del conflitto psichico, il quale sconosciuto in quasi tutti gli esseri umani potenzialmente nella norma (in quanto essi lo sentono come generale e oggettivo, e deviano l’eccitamento sul sogno, nell’inconscio), è avvertito dagli artisti proiettato sull’Io con violenza, in quanto troppo maturo per il sogno e non ancora patogeno, ovvero cercano di liberarsene con l’opera d’arte.

La diversità che l’uomo creativo porta con sé, è proprio questa capacità di superare i conflitti interiori riproducendoli, quasi a voler esorcizzarli in continuazione, attraverso continue creazioni: poesie, quadri, sculture o brani musicali.

Autore: Ludovica Longi

Laureata in Psicologia Dinamica e Clinica della Persona, della Comunità e delle Organizzazioni presso l'Università degli Studi "Sapienza" di Roma. Specializzata in Psicoterapia individuale e di gruppo presso la S.F.P.I.D. "Scuola di Formazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico". Iscritta all'Albo degli Psicologi Psicoterapeuti della Regione Lazio con numero d'ordine 18208.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Risolvi questa operazione *