Ordinare le idee: un fattore di guarigione!

ordinare-ideeSpesso ho sentito la domanda: “Come può una cura fatta di parole eliminare un dolore? Come può anche solo far stare meglio? Cosa agisce e come si guarisce da un sintomo che può avere il potere di danneggiare una vita?” Sembra davvero un bel mistero … Partiamo innanzitutto dall’assunto che guarire si può e stare meglio è sempre possibile, in ogni caso; spesso non è facile e comporta una notevole dose di fatica, ma è senza dubbio fattibile; esiste in tutti la capacità di migliorare!

I fattori terapeutici di una psicoterapia sono molteplici, tuttavia vorrei parlare in questa sede di uno in particolare: l’ordine! No, nessuno scherzo, una cosa che fa stare meglio è “mettere ordine, si tratta di mettere “ordine tra le proprie idee, tra i propri pensieri”.

Avere le idee chiare o almeno meno confuse rispetto a quando si arriva in terapia, costituisce già un grande risultato. In genere i pazienti giungono in studio dal terapeuta con un grande carico di emozioni, spesso un pesante carico di dolore; descrivono una realtà, che si trovano a vivere loro malgrado, che genera sofferenza, frustrazione, e sintomi che interferiscono negativamente nella vita quotidiana. All’inizio tutto sembra confuso … il lavoro di terapeuta e paziente è, in parte, proprio questo: mettere ordine! La confusione mentale è come un vetro appannato, non permette di vedere oltre. È come trovarsi in mezzo ad una nebbia fitta; orientarsi è complicato ed ogni passo da fare rappresenta un pericolo.

Iniziare a raccontare la propria storia e cominciare a descrivere come si è arrivati alla psicoterapia, permette di attribuire un significato ai propri desideri, alle proprie aspettative.

Il passo successivo è guardare insieme il problema: “Di cosa si tratta? È davvero questo a generare sofferenza? Di che tipo di sofferenza si tratta? C’è qualcosa dietro o magari sotto? Cosa si può fare? In particolare cosa il paziente può fare?” Comincia così un lavoro di analisi e riflessione …

Si guarda insieme tutto ciò che c’è di terribile, tutto quello che c’è di spaventoso e già qualcosa comincia a cambiare. Osservare il problema, affrontarlo, magari scomporlo, analizzarlo nelle sue parti, lo rende diverso. Si crea una distanza tra la persona e ciò che è il disturbo, quando inizialmente, nella maggior parte dei casi, il problema viene presentato come parte integrante di sè. Sviluppare il pensiero da parte del paziente: “Il sintomo fa parte di me, in questo momento della mia vita, ma non è me!”, costituisce una grande fonte di utilità al suo benessere personale.

Un ulteriore spunto di riflessione per avere le idee più chiare è chiedere a se stessi: “Quanto i propri mali dipendono da circostanze esterne? In che misura invece dipendono da noi?”.

Inoltre come spesso succede anche materialmente, mentre si mette ordine, può capitare di ritrovare oggetti perduti, cose che eravamo convinti di non avere più, risorse che si pensava di non possedere ed insieme a queste anche idee nuove o progetti abbandonati possono riemergere e possono essere riportati ad una nuova vita. Anche le relazioni che si stanno vivendo, attraverso la narrazione durante la psicoterapia, possono diventare più chiare. Stabilire le giuste priorità per se stessi e per chi ci circonda può diventare più semplice. Acquisire la sensazione di controllare un sintomo e non di esserne controllati, anche se il sintomo è ancora presente, rappresenta un primo ed importante passo, così come è importante guardare le proprie capacità con altri occhi. La realtà è sempre la stessa, ma una visione più chiara, una visione ri-ordinata è terapeutica.

Sapere cosa si può fare, quali sono le possibilità che si hanno, quali sono quelle che si possono sviluppare, e allo stesso modo prendere coscienza anche di cosa, al contrario, non si può fare è estremamente utile alla guarigione. Si tratta solo dei primi passi … L’importante è che si sia avviato un movimento, è l’inizio di un cambiamento.

Autore: Fabiola Dotoli

Laureata in Psicologia ad indirizzo Psicologia clinica e di comunità presso l'Università degli Studi "Carlo Bo" di Urbino. Specializzata in Psicologia clinica presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari, Facoltà di Medicina e Chirurgia. Iscritta all'Albo degli Psicologi della Regione Puglia con numero d'ordine 2722, ed all'Albo dei C.T.U. presso il Tribunale di Foggia.

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