Nomofobia, una sindrome moderna

nomofobiaIn questi ultimi anni si sta progressivamente e pericolosamente diffondendo una peculiare nevrosi legata alle nuove tecnologie, così come sta aumentando la sua dannosità in diretta proporzione alle sempre più numerose, sofisticate, disponibili e veloci possibilità comunicative. Tale disturbo psicologico prende il nome di Sindrome da Disconnessione, o anche Nomofobia (dall’inglese No-mobile), ed ormai in America affligge addirittura una persona su tre. Il suo recente e rapido sviluppo sta coinvolgendo anche gli altri paesi industrializzati, Europa ed Italia comprese.

Nello specifico, basta che il telefonino, piuttosto che il palmare o il notebook collegato in rete si spengano o si disconnettano a causa della batteria esaurita o di un improvviso guasto, o, più semplicemente, perché si è entrati in una zona priva di campo o a causa della momentanea congestione della rete, per generare nella persona un vero e proprio stato psicopatologico di intensa e crescente ansia e paura. Anche il rimanere per molto tempo lontani dal telefonino o dal computer provoca nell’individuo forti e problematiche emozioni di stress, ancora maggiori nei casi di dipendenza psicologica dal cellullare o dal pc connesso alla rete e dai social network, con tutti i molteplici sintomi e conseguenze negative a tali dipendenze collegate.

Probabilmente la Sindrome da Disconnessione è contraddistinta da molteplici cause, anche legate agli apparecchi di telecomunicazione e alle dinamiche sociali sviluppatesi in questi anni. Ad esempio il bisogno di sicurezza, appagato dal poter sempre raggiungere telefonicamente qualcuno, o il bisogno di comunicare, facilitato dalle connessioni sempre più veloci e dalla linea sempre più presente, anche in luoghi impervi e lontani. Altri esempi ancora sono il bisogno di stare con qualcun’altro (dunque la paura di rimanere soli), trovata negli infiniti gruppi e forum della rete o infine il superare o lo scavalcare certi tempi ed emozioni di difficile gestione, tipiche dei rapporti umani reali, azzerate grazie al web.

Allora, paradossalmente, senza una connessione sembra che tutto il mondo intorno diventi improvvisamente deserto di possibilità, impulsi e scambi emotivi.

Solitamente la Sindrome da Disconnessione affligge maggiormente individui con bassa autostima, difficoltà sociali, ansia diffusa, eccessiva sensibilità, pensieri ossessivi e comportamenti compulsivi, ma può anche arrecare serie preoccupazioni, paura, ansia, e stress in persone senza tali dinamiche psicologiche. Ulteriori sintomi negativi possono essere isolamento sociale, senso di frustrazione e di inutilità, crisi di panico.

Con l’utilizzo dei social network già molte persone mostrano segni sempre più seri ed invalidanti di dipendenza, con sintomi di assuefazione, ovvero la necessità di stare collegati e aggiornare i contenuti personali della propria pagina sempre di più ad ogni nuova connessione per raggiungere la medesima sensazione di appagamento; sintomi di astinenza, cioè la sperimentazione di intensi disagi psico-fisici nel caso non ci si colleghi per un certo periodo di tempo; ed infine sintomi di craving, ovvero la presenza sempre maggiore di pensieri fissi e di forti impulsi verso come e quando connettersi.

La dipendenza dai social networks sembra essere dovuta al forte senso di sicurezza, di personalità e di socialità (in una società sempre meno connotata dai contatti sociali) che tale forma di siti è in grado di fornire. In realtà tutte queste dinamiche psico-emotive personali ed interpersonali si basano su qualcosa di virtuale, dando in tal modo sicurezze ed autostima fittizie, ben presto raggiunte da pericolosi sintomi di dipendenza, isolamento sociale e conseguente menomazione delle principali sfere vitali come quelle lavorativa, familiare, sociale, affettiva. Gli atteggiamenti di uso ed abuso di questi siti web ed il loro perpetrarsi, fino addirittura alla dipendenza, sono innescati e portati avanti da meccanismi psicologici e neurologici di piacere, soddisfazione, affettività ed autostima. A livello celebrale vengono rilasciate maggiori quantità di sostanze psico-attivanti e a livello mentale si creano meccanismi e schemi ricompensatori che portano al riutilizzo continuo e sempre maggiore. Quando per scelta l’individuo non è connesso o quando la connessione non è possibile, si presentano allora seri sintomi psicologici come ansia, pensieri fissi, depressione, attacchi di panico, paura (ad esempio di non avere più informazioni o collegamenti e di stare o rimanere da soli), problemi di sonno, insicurezza, suscettibilità, così come tutte le conseguenze psicologiche negative tipiche delle dipendenze come ad esempio craving, tolleranza e astinenza sopra descritti.

Ad essi si aggiungono problemi sociali, familiari, affettivi e lavorativi quali ritardi o assenze a scuola o a lavoro (con la sua possibile perdita), graduale isolamento, distorsione dei rapporti affettivi e sociali, disgregazione dal gruppo familiare ed amicale. Anche a livello fisico possono subentrare molteplici problemi come ad esempio emicrania, stress oculare, iper sudorazione, tachicardia, tensioni, crampi e dolori muscolari (a causa delle numerose ore passate davanti al computer), forte stanchezza.

Autore: Grazia Emanuela Perfido

Laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche con indirizzo Psicologia delle relazioni di aiuto presso l'Università degli Studi di Bari, ha conseguito la laurea specialistica in Psicologia con indirizzo Clinico-Dinamico delle relazioni familiari presso l'Università di Padova. Specializzata in Psicoterapia individuale e di gruppo presso la S.F.P.I.D. con sede a Roma.

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