Le nostre emozioni oggi

In questo preciso momento storico e sociale stiamo sperimentato come comunità e società, tutte le sfaccettature emotive dell’animo umano, di cui la paura almeno in un primo momento ha dominato su tutte. Ognuna di esse è fondamentale per la nostra salute psichica e fisica. Le emozioni non espresse e o represse trovano il modo di emergere, non sempre nel modo e con i canali più confortevoli. Tutte meritano la nostra attenzione, o meglio di essere ascoltate e accolte. Nell’evoluzione della specie umana sono state di cruciale importanza, senza di loro probabilmente non avremmo avuto questo tipo di “sviluppo”.

Le emozioni producono innanzitutto cambiamenti a livello corporeo: cambio del tono della voce, sudorazione, tachicardia, tremore, arrossamento. Non dobbiamo però dimenticare la soggettività che entra in gioco di volta in volta attraverso l’espressione corporea. Dinanzi ad uno stesso stimolo di pericolo non tutti reagiremo tremando o sudando, oltre a queste manifestazioni corporee ritroveremo le componenti cognitive e comportamentali, sempre espressione della nostra soggettività.

Riassumendo le emozioni primarie vanno distinte in gioia, tristezza, paura, rabbia, disgusto e sorpresa. Esse sono universalmente riconosciute da tutte le popolazioni della terra, diversamente le secondarie, come la vergogna, sono una combinazione delle primarie e sono legate a fattori culturali.

È possibile classificarle anche in positive e negative? La risposta è: No. Tutte hanno una loro funzione specifica, ovvero preservano la nostra esistenza ed il nostro benessere psichico. La gioia aumenta la nostra affermazione e la tendenza ad agire, la rabbia, difende il nostro sé, il nostro confine. La tristezza, ci permette di chiedere aiuto nei momenti di difficoltà, si manifesta soprattutto quando non riusciamo ad esprimere la nostra sofferenza in maniera chiara. La paura ci protegge da eventuali pericoli psichici e fisici.

Cosa può succedere quando non ascoltiamo le nostre emozioni? Quando impediamo a noi stessi di viverle appieno stiamo negando una parte di noi stessi. Le emozioni sono energia ed in quanto tali troveranno il modo di emergere. Un improvviso mal di stomaco? Potrebbe essere espressione di un’emozione “non digerita”. Mal di schiena? Un peso emotivo che non riusciamo a sorreggere. Potrebbero sembrare interpretazione semplicistiche e lo sarebbero se prima non eliminassimo ogni sorta di dubbio diagnostico, resta scientificamente provata l’espressione del proprio malessere attraverso il corpo, e che questi lo esprima in maniera simbolica prediligendo solo una parte di esso, un particolare organo bersaglio. Ogni sintomo è un messaggio e come tale va ascoltato. Il passaggio precedente resta imparare a decifrare le emozioni ed accoglierle. Esse richiamano i nostri bisogni primordiali di accettazione, amore, accoglienza. Facendole nostre accettiamo noi stessi.

In questo momento storico, difficile per tutti, chi riuscirà ad accogliere le proprie emozioni avrà maggiori possibilità di restare “integro”, o ancora meglio, migliorato. La paura è stata dapprima l’emozione più riconoscibile e che più delle altre si è affacciata sullo scenario attuale, mentre le altre sono rimaste difficili da riconoscere e interpretare, ma non meno importanti. Il prolungarsi dello stato di emergenza ha fatto in modo di far riemergere “rabbia”, finora rimasta in attesa che la paura finisca il suo lavoro, così come anche la tristezza.

Ma in altri casi è la gioia che compie progressi, riscoprendo le piccole gioie quotidiane.  Riuscire a godere del pranzo domenicale, la tisana nella nostra tazza preferita o per il libro sul comodino, possono permetterci un riposizionamento dell’emergenza ed una ridefinizione della scala delle priorità.

Accogliere le emozioni vuol dire innanzitutto saperle riconoscere, darle un nome e un senso. Seppure stiamo attraversando una pandemia mondiale occorre fornire un significato soggettivo a quello che stiamo vivendo sulla nostra pelle. La rabbia di un adolescente che si vede privato della possibilità di incontrare i propri amici al parco sarà diversa da quella del titolare di un bar privato di introiti necessari alle spese quotidiane. Ed ancora diversa sarà la rabbia di genitori che non vedono tutelati i diritti dei loro figli.

Oltre alla diversità intrinseca ognuno di noi manifesterà diversamente il proprio percepito. Ci sarà chi tenderà ad allontanare rabbia e/o paura negando la situazione, e chi si lascerà terrorizzare da ogni sorta di notizia. Chi si affaccenderà nel lavoro andando in affanno, e chi invece accetterà di buon grado di restare rassegnato a casa, sentendosi forse in questo momento storico meno diverso dagli “altri” essendo ora “tutti sulla stessa barca”. Risulta dunque evidente come non sia possibile dividere le emozioni in due blocchi contrastanti, grazie all’attribuzione di senso possiamo procedere nel nostro percorso di vita, psichica e relazionale. Ascoltarci ed interrogarci sul nostro sentire consente la messa in discussione di noi come individui e società, permettendo di rivedere modi di agire e di relazionarsi, e magari comprendere nuove e vecchie parti di sé stessi.

Autore: Angela Renzullo

Laureata in Psicologia Clinica e della Salute, è iscritta all’Albo degli Psicologi della Regione Puglia con il numero 5015. Psicoterapeuta, collabora con associazioni, enti pubblici e privati, come relatrice e consulente, per l’organizzazione di convegni e tavole rotonde su tematiche in ambito psicologico.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Risolvi questa operazione *