Le dipendenze tra gli adolescenti

dipendenzeLa dipendenza è un fenomeno estremamente complesso, che racchiude una molteplicità di aspetti, riguardanti il comportamento dell’individuo, i vissuti, i significati psicologici e le conseguenze che derivano da tale esperienza. Per questo motivo il concetto di dipendenza può essere definito secondo svariati punti di vista ed una definizione che tenga conto di un solo aspetto di questo fenomeno, che investe invece l’individuo a vari livelli e nella sua totalità di funzionamento, non risulta esaustiva ed impedisce la sua interpretazione. Sarebbe utile puntare l’attenzione sulla relazione che si instaura tra il soggetto e l’oggetto, un processo unico, complesso e carico di significati (Rigliano P., In-dipendenza, 1998; Shaffer H.J., Undersending the means and objects of addiction: technology the internet and gambling, 1996). Bateson G. (Verso un’ecologia della mente, 1976) ha fornito un’inquadratura concettuale molto interessante per spiegare la complessità dei sistemi umani, che non seguono affatto una struttura monocausale lineare e cioè “ciò che deriva in seguito ad un evento retroagisce sulle cause andando a ristrutturare il vissuto e la percezione di sé. Non sono quindi, le cause a provocare il comportamento, ma è l’esito del comportamento stesso che, creando un particolare significato, ne faciliterà o meno la reiterazione”.

La dipendenza non è un “vizio” né una malattia, ma è un processo che si innesca quando una persona nel contatto con un particolare oggetto e/o relazione sperimenta in maniera diversa e legge questa ristrutturazione del sé come positiva e più funzionale. È “la convinzione individuale, in seguito ad un’esperienza soggettivamente interpretata, di aver trovato un posto e solo in quel posto la risposta fondamentale ai propri bisogni e desideri essenziali: che non è possibile soddisfare altrimenti” (Rigliano, 1998).

Il rapporto tra individuo e oggetto diviene esclusivo, perché solo l’oggetto e/o la relazione fornisce una risposta esaustiva ai bisogni di cui quell’individuo è portatore. Secondo quest’ottica la dipendenza non ha una o più cause, ma si costruisce in una circolarità di bisogni e significati, che restringono il campo delle scelte possibili ad un’unica opzione, quella del contatto con l’oggetto. Le principali forme di dipendenza sociale, sono il gambling o il gioco d’azzardo. Essa è, in alcune teorie psicologiche, una delle esperienze fondamentali che il bambino compie per conoscere la realtà che lo circonda: col gioco sperimenta e “fa le prove” per lo sviluppo delle competenze sulle quali fonderà la possibilità di socializzare durante il corso della vita. Attraverso questa esperienza, il bambino diviene consapevole del proprio mondo interno ed esterno avendo la possibilità di esprimere le proprie paure, i propri desideri, i propri bisogni e i propri conflitti.

Il gioco, però, riguarda anche la vita degli adolescenti e degli adulti ma come evidenzia Huizinga J. (Homo ludens, 1972), diviene un atto libero se è frutto di una forma di creatività, mentre se è comandato non è più una forma di gioco. Questo perché, il gioco non è impostato da una necessità fisica nè tanto meno dal dovere morale ma si svolge nell’ozio, nel tempo libero, dopo il lavoro. Il gambling può comportare la perdita del controllo e la dipendenza, per cui risulta particolarmente rischioso esporre gli individui ad una massiccia promozione di tali giochi. Se da un lato il gioco d’azzardo si profila come socialmente innocuo, dall’altro può trasformarsi in una vera e propria forma di schiavitù, al pari dell’alcool e del fumo, fino all’insorgenza di tipici sintomi della dipendenza, quali la tolleranza, l’astinenza e la perdita di controllo.

Una seconda forma di dipendenza sociale è l’internet addiction. L’introduzione nella vita dell’uomo dell’utilizzo di internet è relativamente recente, ma ha portato a radicali trasformazioni nelle modalità di comunicazione e a modificazioni degli stili di vita. Oggigiorno possiamo affermare che siamo un po’ tutti “internet dipendenti”, poiché questo strumento è divenuto indispensabile non solo nell’ambito lavorativo, ma anche in quello affettivo e relazionale. Se per la maggior parte delle persone queste attività rappresentano parte integrante del normale svolgimento della vita quotidiana, per alcuni individui esse possono assumere caratteristiche patologiche, fino a provocare gravissime conseguenze (Cantelmi T., Lambiase E. e Sessa A., Le dipendenze comportamentali, 2004). Infatti, è ormai assodato che l’uso eccessivo della rete porta progressivamente alla distribuzione della normale esistenza dell’individuo, il quale viene assorbito totalmente dalla sua esperienza virtuale, rimanendo “agganciato” alla rete (Jamison K. R., Exuberance: the Passion for life, 2004).

Le modificazioni psicologiche che caratterizzano questo disturbo, sono la riduzione delle qualità delle relazioni tra il soggetto e la famiglia e/o il contesto sociale a cui appartiene fino alla perdita delle relazioni interpersonali, le modificazioni del tono dell’umore, l’alterazione del vissuto temporale e la struttura cognitiva completamente orientata all’utilizzo compulsivo del mezzo (Davis J., in Lavanco G. e Croce M., Psicologia delle dipendenze sociali, 1999) con riduzione brutale delle performance sia scolastiche sia lavorative, problemi alla vista, all’apparato scheletrico e muscolare e al ciclo sonno-veglia. Una sorta di Hikikomori (ritiro), un fenomeno molto diffuso in Giappone negli ultimi dieci anni e che indica la maniera in cui diverse centinaia di giovani giapponesi hanno “deciso” di esprimere il proprio male di vivere chiudendosi nella propria stanza, senza contatti sociali, nell’isolamento totale trascorrendo molte ore del giorno e della notte davanti al computer, agli smartphone o alla televisione.

Autore: Rosanna Romano

Laureata in Psicologia clinica dello sviluppo e delle relazioni presso l'Università degli studi di Bari. Iscritta all'Albo degli Psicologi della Regione Puglia con numero d'ordine 3243. Specializzata in Psicoterapia psicodinamica individuale e di gruppo presso la "Scuola di Formazione in Psicoterapia a indirizzo dinamico" (S.F.P.I.D.) di Roma.

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