Le conseguenze psicologiche della dialisi

dialisiL’insufficienza renale cronica (IRC), è una malattia di grande impatto sulla sanità pubblica. La perdita della funzione renale e della possibilità della minzione, l’inizio del trattamento dialitico, la “perdita” del proprio ruolo sociale, familiare, lavorativo, associate allo stato di dipendenza nei confronti della “macchina” per la dialisi, degli operatori e dei familiari, favoriscono la comparsa di problemi psicologici, anche di una certa gravità.

A questi vissuti, si aggiungono quelli dovuti alla cronicità della malattia, alle limitazioni nel mangiare e nel bere, al timore di non farcela, di rimanere da soli. Tali problematiche, che in misura diversa coinvolgono tutti i pazienti, compaiono precocemente, sono inevitabili e tendono a rimanere costanti nel tempo. Il disagio psicologico che ne consegue, quando rimane irrisolto, produce un aumento della sofferenza psicologica che si esprime a più livelli e una lievitazione dei costi globali del trattamento dialitico.

È molto importante chiedersi, allora, come viene percepita la qualità di vita di tali pazienti e quali sono gli aspetti psicologici fortemente correlati alla malattia e all’età del paziente. Sulla scia di quanto appena affermato è nato il mio studio di ricerca, di indagare nel reparto di emodialisi dell’Ospedale “F. Miulli” di Acquaviva delle Fonti (Ba) quali fossero i bisogni psicologici dei circa 80 pazienti che affluiscono sistematicamente in codesto centro per tre o più volte la settimana.

In media, i pazienti hanno riportato almeno due problematiche psicologiche associate all’esperienza della dialisi. Più precisamente, la percentuale più alta è stata la “preoccupazione rispetto al proprio stato di salute”, seguito dalla “dipendenza dalla macchina dell’emodialisi”, “perdita di interesse e piacere nello svolgimento delle normali attività” e “apprensione per occlusione improvvisa/accesso vascolare”, “difficoltà a mantenere l’autonomia personale e psicologica” e “cambiamento immotivato dell’umore”. Si può dedurre come i pazienti dializzati siano molto preoccupati per quello che riguarda il proprio stato di salute soprattutto quando devono effettuare la seduta dialitica.

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Come ho potuto constatare, durante le ore di dialisi, i pazienti chiamavano spesso infermieri e medici per esser rassicurati o trovare conferma circa le proprie sensazioni fisiche ed emotive, pensieri e paure sviluppate osservando la macchina dell’emodialisi e i loro compagni di stanza. Tale atteggiamento sta ad evidenziare la presenza di difficoltà e di paure vissute costantemente dai pazienti a livello psicologico a conseguenza di tale patologia. Per tale motivo sarebbe importante un percorso di sostegno, supporto e di accettazione di tale situazione immodificabile, se non per alcuni anni con un trapianto di rene, da parte di una figura professionale specializzata in ciò, ossia lo psicologo.

Più marcati sono stati i sintomi di stress psicologico che potrebbe manifestarsi con difficoltà rispetto alla gestione delle emozioni e dei rapporti con gli altri. Anche i sintomi depressivi sono degni di attenzione, in quanto indicativi di una depressione lieve. Quanto appena affermato non fa altro che avvallare ancora di più l’importanza della presenza della figura dello psicologo per poter accompagnare i pazienti verso uno stato di benessere e di consapevolizzazione della propria patologia. Dai risultati della ricerca è emerso che punteggi elevati di ansia sono associati a punteggi elevati di depressione e di stress psicologico.

Alla luce di quanto detto finora, si può concludere dicendo che la presenza dello psicologo è importante per poter alleviare e accompagnare il paziente verso un’elaborazione e un’accettazione di alcuni vissuti e stati emotivi negativi e dal quale non riesce a liberarsi e che la dialisi ha fatto emergere. Si potrebbe, addirittura, pensare di proporre un percorso supportivo preventivo già in uno stadio pre-dialitico severo e che potrebbe portare di lì a poco al trovarsi “dipendente” dalla macchina della dialisi, a dei ritmi di vita differenti e difficili da accettare, che possono condurre ad uno stato ansioso e depressivo lieve ma anche, in alcuni casi, grave.

Autore: Rosanna Romano

Laureata in Psicologia clinica dello sviluppo e delle relazioni presso l'Università degli studi di Bari. Iscritta all'Albo degli Psicologi della Regione Puglia con numero d'ordine 3243. Specializzata in Psicoterapia psicodinamica individuale e di gruppo presso la "Scuola di Formazione in Psicoterapia a indirizzo dinamico" (S.F.P.I.D.) di Roma.

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