La psicologia del “Mi piace”

likeIl famoso “Mi piace” ha una sua psicologia? Molti sono pronti a negarlo, ma i “Mi piace” piacciono e creano dipendenza. Le aziende li ottengono con campagne pubblicitarie online. Le singole persone e persino le coppie di fidanzati diventano (a volte senza accorgersene) dei veri e propri marchi, con un pubblico preciso e affezionato. Sigmund Freud definiva il narcisimo “il completamento libidico dell’egoismo della pulsione di autoconservazione dell’uomo”. Chissà quali conclusioni avrebbe tratto il famoso psicologo se ai suoi tempi fosse esistito Facebook!

Ma che cos’è il “Mi piace“? Il “Mi piace” è un complimento, ma a differenza del complimento fatto a voce, esso è sempre pubblico. Il “Mi piace” è un apprezzamento che accarezza l’ego di chi lo riceve tanto quanto l’ego di chi lo fa, dal momento che è visibile a tutti. Mettiamo “Mi piace” solo a quello che ci fa fare bella figura con gli altri. Perché sul web cerchiamo di apparire un po’ meglio di come siamo. E Facebook si basa su un tacito accordo: “Io non smaschero te e tu non smascheri me”.

Per questo il jazz, l’arte, le battute spiritose e intelligenti, l’amore per gli animali e le cose che possono migliorare la nostra immagine agli occhi degli altri sono le più cliccate.

Tramite semplici interviste, è stato possibile indicare il senso del “Like” per varie categorie psicologiche:

  • gli autentici-ottimisti lo mettono per un semplice apprezzamento;
  • gli impulsivi-insicuri per sottolineare qualcosa in cui credono;
  • i maniaci del controllo-socievoli per far capire di essere passati;
  • i ruffiani-nevrotici lo mettono per perseguire uno scopo o per sfinimento;
  • i cinici-pacifisti cliccano sul Mi piace per chiudere una conversazione noiosa;
  • gli eccessivamente emotivi lo mettono per imbarazzo;
  • gli ossessivi compulsivi che si sentono un po’ soli, invece, lo mettono sempre.

Ed i “Like” mai pervenuti? È un’innocente distrazione o un dispetto? Qualcuno non vuole darci soddisfazione? I fan disapprovano profondamente il nostro operato? In ogni caso è stato dimostrato che più il messaggio trasmesso è positivo più attira l’approvazione degli utenti con il conseguente click sul “Mi Piace”, a differenza delle annotazioni con contenuto negativo che sembrano provocare nei lettori una maggiore tendenza a commentare.

Infatti, in una interessante rassegna ove erano raccolti e analizzati i messaggi degli utenti di Facebook, si è cercato di analizzare la relazione tra alcune variabili ed i messaggi di “status” lasciati dagli utenti in bacheca. Facebook ha provato a delineare un quadro di riferimento, una analisi della trama sociale a partire dai messaggi scritti da circa un milione di utenti, e da questa analisi sono emerse informazioni interessanti circa le emozioni e gli stati d’animo. I dati mettono in evidenza l’esistenza di uno spazio virtuale e sociale ben preciso ove da un lato i messaggi con contenuti positivi raccolgono facilmente l’approvazione degli altri utenti (con il famoso “Mi piace“), mentre dall’altro le annotazioni con contenuto negativo sembrano provocare nei lettori una maggiore tendenza a commentare, come se si volesse chiarire in qualche modo il proprio punto di vista sugli aspetti centrali del messaggio letto. La tendenza a commentare darebbe luogo comunque a una sorta di richiesta implicita agli altri utenti di Facebook, una richiesta d’aiuto nel dibattito e nel fiorire di risposte e di argomentazioni. L’età degli utenti pare poi sia direttamente correlata al tipo di contenuti dei messaggi: soggetti più giovani sarebbero maggiormente inclini a scrivere di se, con un minor grado di decentramento e maggiore rabbia. Di contro soggetti adulti sembrerebbero utilizzare un tono comunicativo più equilibrato, improntato a pacatezza, ove gli argomenti discussi (che riguardano in genere l’ambito familiare e lavorativo) sono affrontati con maggiore empatia. Da un punto di vista emotivo inoltre, pare che i contenuti dei messaggi vengano in qualche modo influenzati dall’ora in cui si scrive in bacheca ed in particolare dall’intensità della luce: questa accompagnerebbe con più frequenza la scrittura di messaggi positivi, mentre con l’arrivo del buio si assisterebbe a una prevalenza di messaggi a contenuto negativo.

Queste conclusioni sono molto interessanti perché rivelano l’esistenza di una vera e propria rete sociale, una fitta struttura di trame relazionali nascosta da un apparente e mero espediente tecnologico. Il senso del “Mi piace“, di quel pollice azzurro alzato al cielo, è sempre più sfuggente, misterioso e affascinante.

Autore: Maria Paola Sotgiu

Laureata in Psicologia dello Sviluppo e della Formazione presso l'Università degli Studi di Cagliari. Specializzata in Psicoterapia individuale e di gruppo presso la S.F.P.I.D. "Scuola di Formazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico" con sede a Roma, è iscritta all'Albo degli Psicologi della Regione Sardegna con il numero 1691.

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