La gelosia: segno d’amore o di follia?

gelosiaLa gelosia è da sempre argomento privilegiato nell’arte e nella letteratura. Da più parti si è cercato di descriverla, di definirla, ma soprattutto di stabilire quali persone vi siano più inclini, quali fatti la producano e quali comportamenti provochi.

Definire la gelosia è difficile soprattutto perché si può inquadrare come un’emozione , uno stato d’animo o un sentimento. Potrebbe essere considerata un’emozione in quanto si presenta in modo brusco e accompagnata da tipiche modificazioni psico-fisiologiche; tuttavia è anche un sentimento nel momento in cui permane nel tempo, viene evocata da eventi esterni o rappresentazioni mentali e occupa gran parte del vissuto emotivo e cognitivo dell’individuo.

Come geloso, io soffro quattro volte: perché sono geloso, perché mi rimprovero di esserlo, perché temo che la mia gelosia finisca col ferire l’altro, perché mi lascio soggiogare da una banalità: soffro di essere escluso, di essere aggressivo, di essere pazzo e di essere come tutti gli altri. (Roland Barthes, 1977)

Possiamo sottolineare come sia diverso essere gelosi di una cosa ed essere gelosi di una persona. Nel primo caso c’è un desiderio di esclusività per delle cose che ci appartengono e che non vorremmo cedere in uso ad altri (gelosia materiale); nel secondo caso domina il timore di perdere l’affetto, il più delle volte l’affetto esclusivo di una persona (gelosia romantica). In ultimo esiste anche una gelosia da confronto sociale che origina dal desiderio di ottenere un bene che non si ha – l’amore di una persona, un lavoro o un premio – e dal timore che qualcun’ altro possa ottenerlo al posto nostro (D’Urso, 1990).

Ma, quando possiamo parlare di gelosia patologica? Si tratta di un sentimento generante dall’idea che si potrebbe perdere da un momento all’altro la cosa più cara che si possiede. Essa è intimamente legata alla possessività, ovvero alla possibile perdita di ciò che si ritiene proprio, ineluttabilmente di nessun altro. Si pretende di avere, in maniera esclusiva e assoluta, l’altro, inteso come oggetto del desiderio che soddisfa, in questo caso, un bisogno atavico: voglio te e solo te. Spesso chi ne è affetto manifesta la sua gelosia in assenza di qualunque evento reale, di qualunque circostanza che possa giustificare un vissuto del genere.

La persona in questo caso potrebbe presentare le seguenti caratteristiche:

  • paura della perdita, della separazione, di ciò che si ritiene proprio e necessario al proprio benessere;
  • paura dell’abbandono, di essere lasciato solo senza nessuno che possa prendersi cura di se stessi;
  • invidia di alcune caratteristiche fisiche e caratteriali di una papabile altra persona.

In genere le persone gelose sono descritte come insicure, ansiose, possessive, invidiose, sospettose, irrazionali, con una scarsa stima di sé.

La gelosia patologica si genera da comportamenti che non trovano riscontro nella realtà, da azioni infondate, e deriva, sostanzialmente, da un’angoscia che prende forma nella mente senza nessun riscontro oggettivo. Quest’angoscia produce delle vere e proprie rappresentazioni mentali in cui si costruiscono ad hoc lo scenario, il rivale e, più di tutto, le prove di un tradimento. Quindi, la realtà viene erroneamente interpretata e tutto può essere frainteso. Questo, può portare a dei veri e propri deliri di gelosia che in alcuni casi sono all’origine di delitti passionali. Si tratta, dunque, di autentico delirio florido, esattamente come affermava Freud, e rappresenta la parte più patologica della gelosia. La gelosia, dunque, potrebbe essere la manifestazione di una patologia latente: la dipendenza affettiva (Freud,1922).

Questa forma di gelosia si manifesta con le seguenti caratteristiche:

  • paura e tristezza irrazionale dell’abbandono o per la possibile perdita;
  • sospettosità;
  • controllo dell’altro;
  • invidia e aggressività persecutoria verso il partner;
  • sensazione d’ inadeguatezza e scarsa autostima.

La persona gelosa sperimenta verso il rivale odio e desiderio di annullamento che diventano tanto più forti quanto più il rivale è percepito con caratteristiche positive come la bellezza, l’intelligenza, la cultura ecc. In questo senso una delle cose curiose è costituita dal fatto che il geloso percepisce come più pericoloso un rivale che possiede le caratteristiche positive che lui stesso vorrebbe possedere, piuttosto che un rivale considerato ideale dalla persona amata (Schmitt, 1988).

Esistono però delle piccole strategie che consentono di far fronte alla gelosia. D’Urso e Trentin (1992) ne suggeriscono quattro, ossia:

  1. rafforzare la fiducia in se stessi: questo consente di ridurre ansia e aggressività connesse alla gelosia stessa;
  2. rafforzare la propria autostima;
  3. affinare le proprie capacità: in questo modo si migliora l’immagine di sé e si riducono depressione e rabbia connesse all’idea della possibile perdita della persona amata;
  4. cercare di ignorare tutto ciò che concerne la persona amata e il rivale o che è psicologicamente associato ai luoghi, alle occasioni, ai motivi della gelosia.
Bibliografia
  • D’Urso, V. (1995), Otello e la mela, La Nuova Italia Scientifica (Roma).
  • D’Urso, V., e Trentin, R. (2001), Introduzione alla psicologia delle emozioni, Editori Laterza (Bari).
  • Freud, S. (1922), Alcuni meccanismi nevrotici nella gelosia, paranoia e omosessualità. A cura di C. Musatti, Opere di Sgmund Freud, Boringhieri (Torino, 2002).
  • Marazziti, D., Di Nasso, E., Masala, I., et al (2003) Normal and obsessional jealousy: a study of a population of young adults, European Psychiatry, 18, 106–111.
  • Barthes, R. (1977), Frammenti di un discorso amoroso. A cura di R. Guidieri, Einaudi tascabili (2008).

Autore: Ludovica Longi

Laureata in Psicologia Dinamica e Clinica della Persona, della Comunità e delle Organizzazioni presso l'Università degli Studi "Sapienza" di Roma. Specializzata in Psicoterapia individuale e di gruppo presso la S.F.P.I.D. "Scuola di Formazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico". Iscritta all'Albo degli Psicologi Psicoterapeuti della Regione Lazio con numero d'ordine 18208.

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