Il ruolo paterno nell’epoca moderna

Qual è l’identità paterna nell’età contemporanea? Di che qualità si carica il vissuto del padre? Quali sono i modelli di riferimento dei papà al giorno d’oggi? Già da tempo si cerca di delineare e dare una conclusione risolutiva a tutte queste domande che in età moderna sembrano essere sempre più complesse, a causa dell’elevata velocità con cui il tempo, le mode e gli assetti della vita d’ogni giorno cambiano in quantità e qualità.

Dall’uomo infatti ci si aspetta oltre che una forte funzione normativa, come da figura storica del “pater familias”, una di tipo supportivo, che gli permetta di incanalare le sue risorse alla cura e al contenimento della compagna nei momenti difficili, ed uno protettivo, ovvero di chi garantisce cura e protezione al bambino condividendo l’esperienza materna. Il coinvolgimento paterno nell’accudimento dei figli, ha assunto una rilevanza tale da riconoscere al padre un’approvazione legislativa di tipo assistenziale paritetica a quella della donna nei periodi di maternità.

Riconoscendo lo spessore della questione paterna anche oltre la nostra nazione, il Corriere della Sera pubblicò nel gennaio 2014 all’interno del suo spazio telematico, un articolo contenente alcuni dati britannici estrapolati dal Telegraph, che nel giro di circa vent’anni ha visto catapultati i ruoli ricoperti all’interno delle famiglie inglesi. Nello stesso articolo, è indicato che i paesi scandinavi si siano talmente adattati a questa nuova situazione, da ritagliare nel bagno degli uomini, all’interno di molto noti edifici commerciali, uno spazio dedicato al “cambio del pannolino” dei loro bambini. Simpatico lo stralcio a mo di intervista riportato nel giornale:

“Un giorno nel bagno degli uomini di un negozio italiano di Ikea, entrò una tizia che, nel vedermi davanti ai lavabi con mia figlia, si sentì subito in obbligo di riprendermi: «Penso che lei abbia sbagliato porta, questo è il bagno delle donne». «No signora – le feci notare- non ho sbagliato io. Questa è la toilette degli uomini». E lei, di rimando: «Ma non vede che c’è il fasciatoio?». Non le sembrava possibile che quell’accessorio potesse esserci anche in un bagno non femminile.”

Alla luce di queste novità, almeno qui da noi, qualcuno parla di confusione dei ruoli, di ridefinizione o perdita degli stessi; ma l’emancipazione femminile e la conseguente partecipazione della donna alla responsabilità economica della famiglia grazie al lavoro, ha necessitato della collaborazione maschile nella cura quotidiana del figlio. All’interno di questo scritto, dunque, sono contenuti in modo latente i concetti di “normalità” ai quale il padre è chiamato a far fronte rispetto al suo ruolo canonico, alla necessità di acquisire responsabilmente la funzione paterna che il ruolo genitoriale richiede, all’accettazione del figlio come terzo elemento relazionale nella vita familiare e di coppia, alla questione della definizione storica della funzione paterna, del maschile e del femminile con le rispettive caratteristiche e peculiarità, ed infine alla crisi del ruolo paterno, legata inscindibilmente alla ridefinizione delle mansioni genitoriali nelle famiglie.

Il problema principale, da cui estrapolare una definizione conclusiva del ruolo paterno in età contemporanea, consiste nella “femminilizzazione” del papà che ha cominciato e continua sempre in misura maggiore ad appropriarsi del ruolo e dei doveri materni perdendo di conseguenza, la sua identità familiare. Già qualche anno fa, precisamente nel 1998, Eugenio Scalfari attraverso un articolo del giornale La Repubblica fece notare come l’autorità simbolica del padre si fosse impoverita e quasi atrofizzata. In “Il padre che manca alla nostra società” così Scalfari intitolò il suo intervento giornalistico, palesava il rischio che mantenendo questa rotta e con il passare del tempo, la figura paterna si sarebbe trascinata verso il tramonto e l’inevitabile eclissi della sua figura. Un rischio che sottende la difficoltà dei padri a sostenere la propria funzione normativo-educativa, vivificando il conflitto tra le generazioni ormai noto non soltanto all’ambiente psicoanalitico.

Ruolo chiave è quello del coraggio, necessario a tutti i neo-papà e tutte le neo-mamme ad assumere consapevolmente il ruolo di genitore e a far sì che la coppia riesca a stabilire un legame basato sulla reciprocità. La coppia, investita dai ruoli di madre e di padre, deve essere protesa, nell’esercizio genitoriale, all’apertura del terzo membro costituente non più una diade relazionale, ma un sistema triadico. Quello di genitore è sempre stato un mestiere molto difficile e in questi ultimi decenni lo è sempre di più: per questo motivo ci vuole coraggio per accettare la sfida e battersi contro le insidie che il contesto sociale dissemina lungo la strada della crescita dei figli. Infatti, nel percorso evolutivo della famiglia dal passato fino ai nostri giorni, ci si è accorti che le cose non stavano più “al loro posto”. La famiglia normativa che solo fino a trenta anni fa si fondava sulla presenza di un soggetto adulto complessivo (insegnanti, genitori, parenti) scompare, ed il sistema di regolazione della norma si sgretola. Vengono meno inoltre quei rituali e quegli appuntamenti comuni che scandivano i ritmi della vita quotidiana familiare. Ne è buon esempio il tradizionale appuntamento della cena in famiglia, ora vissuto quasi individualmente o in momenti diversi per genitori e figli; oppure le occasioni di festa, che non divengono più necessariamente motivo di ricongiungimento familiare. La configurazione della moderna convivenza prende forma da politiche individualiste: ognuno fa quello che gli pare o quello che gli sembra più giusto. Non esiste un vero sistema di controllo, ma un paradigma educativo socialmente legittimato. L’eccentricità individuale segna i rapporti tra genitori e figli e, a tale situazione, si associa la fine del principio di autorità. (M. Cavina, Il padre spodestato, l’autorità paterna dall’antichità a oggi, Laterza, Bari 2007).

Cosa sta accadendo? Il codice paterno rappresenta la mappa regolativa del vivere, necessaria per potersi orientare nel mondo e affrontare la vita attraverso l’esplorazione dei suoi tanti e vari aspetti, a partire da riferimenti chiari e sufficienti per non perdere la bussola. Una caratteristica fondamentale del codice paterno è allora quella della chiarezza delle regole. Il paterno è chiaro, definito, comprensibile. Questo codice ha la funzione di rendere fruibili le regole della vita sociale, i limiti entro i quali potersi muovere, e in questo senso anche gli spazi di libertà consentiti. Il codice paterno è un’offerta di libertà, perché il significato della regola è sostanzialmente quello di garantire un ambito all’interno del quale il bambino può agire, muoversi e decidere autonomamente ma custodito da confini ben definiti. La fine del principio di autorità è un processo storico che procede parallelamente alle trasformazioni del ruolo del padre. L’iniziazione del maschio alle pratiche di accudimento dei figli è una vera e propria rivoluzione, annunciata con la presenza paterna in sala parto fino alla costante partecipazione affettiva e “sui fornelli”. Questa novità non può essere però soltanto ridotta ad un discorso di “maternalizzazione” del ruolo paterno, ma segna una svolta complessiva nel modo di essere genitori (S. Argentieri, Il padre materno, Meltemi, Roma 1999).

I problemi che vivono queste attuali generazioni di neo-mamme e neo-papà, la sfida che si trovano ad affrontare, risiede nella difficoltà ad individuare un nuovo codice paterno condiviso. Da un lato si contesta ai padri delle precedenti generazioni la freddezza relazionale e la mancanza di empatia; dall’altro subiamo un effetto di natura mediatica che concentra l’attenzione dei genitori su diverse sfaccettature della figura paterna idealizzata: si aspira a un padre presente, attento, disponibile e giocoso.

Come concepire il ruolo paterno nell’età moderna? Si può parlare davvero di confusione dei ruoli o semplicemente di un periodo di transizione verso il cambiamento? Tale cambiamento sarà in positivo o in negativo? Come muterà l’assetto della famiglia? Quali ambiti hanno conservato l’esclusività tutta materna e/o tutta paterna dei compiti genitoriali? Perché il padre contemporaneo ha cambiato i suoi connotati rispetto al passato? Cosa è cambiato in lui e nella società che lo accompagna? Che fattezze avrà il padre in futuro, con le premesse storiche, sociali e psicologiche del momento?

Proporre quesiti, seminare spunti di riflessione, ha portato alla luce diverse ricerche volte alla comprensione e allo studio dei moti psicologici e comunitari che convergono alla realizzazione di questo nuovo ambiente sociale rispetto all’assetto e alla concezione del significato di famiglia. Conoscere la storia sociale connessa a quella psichica del nostro passato, aiuta a comprendere le dinamiche in atto all’interno del panorama contemporaneo; a capire dove, perché ed in che modo sono avvenute queste variazioni d’agito e di pensiero. Il compito di questo scritto è di lasciare nel lettore un punto di domanda, una traccia dove ospitare riflessioni ed orientare il proprio pensiero alla “risoluzione”, allo scioglimento di questi nodi interrogativi.

Autore: Eleonora Pergola

Laureata in Psicologia Clinica e della Salute presso l'Università "Gabriele D'Annunzio" di Chieti-Pescara, è abilitata alla professione ed iscritta all'Albo degli Psicologi di Basilicata con numero 719. Ha conseguito un master in Psicologia Scolastica e frequenta la scuola di specializzazione in psicoterapia familiare.

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