Il genogramma fotografico all’interno della terapia sistemico-relazionale

L’introduzione dell’uso dell’immagine all’interno della prospettiva teorica sistemico-relazionale è da ricondursi a Rodolfo De Bernant (2005). Egli ha integrato la fotografia nella sua pratica clinica proponendo una nuova configurazione di genogramma, il genogramma fotografico. Lo schema concettuale del genogramma può essere fatto risalire a Murray Bower (1979), esso di per sé rappresenta un’importante strumento per l’individuo, in quanto gli permette di vedere sé stesso all’interno di un quadro più vasto in cui viene rappresentata la sua famiglia, di acquisire una maggiore consapevolezza del legame esistente fra la sua storia personale e quella familiare a partire dai ricordi, dalle emozioni, dagli affetti e dalle associazioni che esso è in grado di suscitare. Il genogramma mette il soggetto nella condizione di effettuare una rilettura della propria storia familiare e per questo motivo in esso possiamo individuare un principio terapeutico.

Perché l’uso della fotografia in terapia?

In terapia si possono manifestare resistenze da parte del paziente nell’approfondire gli aspettirelazionali e andare oltre alla narrazione degli eventi. Questo ha portato R. De Bernant (2005) ad identificare nella fotografia e, quindi, nell’immagine stessa, un mezzo tramite il quale si possa stimolare emotivamente il soggetto e conseguentemente portare alla luce determinate dinamiche familiari alle quali era inizialmente più difficile accedere. Tali dinamiche diventano coscienti al soggetto ancor più quando le immagini portate in terapia non sono dei “primi piani”, ma raffigurano una scena familiare con più persone coinvolte, rappresentando così una “simultanea relazionale” che, come possiamo intuire, può offrire al terapeuta uno spunto per esplorare il vissuto del paziente relativamente al contesto familiare. Generalmente, si è osservato come i nessi e le ridondanze che emergono dal racconto (facilitato dalla fotografia) favoriscano l’insight del paziente, in merito alla propria condizione, formulando nuove considerazioni su di essa. Tuttavia, la motivazione che spinge l’utilizzo della fotografia durante l’elaborazione del genogramma da parte di un clinico, può derivare anche dalla semplice ricerca di uno strumento di mediazione o di un ulteriore canale espressivo. Ciò che si ravvisa certamente è che attraverso l’introduzione del materiale fotografico, la simbologia del genogramma classico ha assunto una maggiore connotazione emotiva. Infatti, i quadrati e i cerchi che nel genogramma rappresentano persone di genere maschile e femminile, nel genogramma fotografico vengono sostituiti dai corpi, dai visi e dagli sguardi dei familiari del paziente. Il genogramma, avvalendosi di questo potenziale simbolico, acquista, così, un ruolo ancora più funzionale alla terapia. In questa situazione il controllo razionale è ridotto al minimo e viene agevolato il fluire di una più ampia consapevolezza globale legata alla nuova esperienza emotivamente connotata: la narrazione.

L’uso della fotografia in ambito sistemico-relazionale costituisce un mezzo per far emergere il contesto familiare come sfondo consapevole dell’attualità della vita delle persone, al cui interno però l’individuo non è più passivo, bensì ricopre un ruolo attivo, impegnandosi ad assumersi la responsabilità del proprio divenire.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

  • Belgiojoso, F., Gatti M., Calò, S., Bianchi, G., Aliprandi, M., e D’Ercole, A. (2016). Sull’utilizzo della fotografia in psicologia clinica. PSICOART, 6, 1-28. DOI:10.6092/issn.2038-6184/6051.
  • Iacoella, S. e Ravenna, A. R. (2006). Il Genogramma fotografico. INformazione Psicoterapia Counselling Fenomenologia, 7, 18-27.
  • Matucci, A. (n.d). Utilizzo del genogramma. ITFV: Istituto Veneto di Terapia Familiare. Consultato da http://www.itfv.it/files/articoli/2_allegato_ARTICOLOGENOGRAMMA.pdf.
  • Mazzoni, S., e Tafà, M. (2007). L’intersoggettività nella famiglia: Procedure multimetodo per l’osservazione e la valutazione delle relazioni familiari. Milano: FrancoAngeli.

 

Autore: Ilaria Fattori

Laureata in Discipline della Ricerca Psicologico-Sociale presso l’Università degli Studi di Padova. Ho conseguito anche la laurea in Psicologia Criminologica e Forense presso l’Università degli Studi di Torino ed iscritta all'Albo degli Psicologi del Veneto con numero 11213.

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