Il Burnout

bournoutIl concetto di Burnout è spesso confuso con quello di stress o usato come suo sinonimo. Lo Stress e il Burnout non indicano la stessa cosa, ma sono due costrutti strettamente collegati in quanto i sintomi del burnout compaiono solitamente in seguito a periodi di stress prolungato.

Tra gli elementi considerati fonti di stress nella vita dell’uomo si pone il lavoro. Lo stress lavorativo si manifesta quando il lavoratore non possiede più le risorse necessarie per fronteggiare condizioni di lavoro divenute ormai stressanti (Jayaratne, Tripodi e Chess, 1983). Le persone danno una interpretazione soggettiva all’evento stressante. Ciò che per un individuo può apparire stressante può non esserlo per un altro, dipende dalle caratteristiche di personalità e dalle sue abilità. Egli può dare una valutazione personale dell’evento stressante giudicandolo o come minaccia o come sfida. Quando il soggetto valuta lo stimolo stressante come sfida, alla quale sa di poter reagire poiché possiede le capacità necessarie, allora lo stress si trasforma in una tensione positiva, definita “eustress” cioè “stress positivo”. Se al contrario l’evento stressante viene valutato come una minaccia, alla quale l’individuo sa di non poter reagire, allora lo stress diviene “distress” cioè “stress negativo” che, alla lunga, produce dei danni psicosomatici e predispone il soggetto al burnout. Il termine burnout fa la sua prima comparsa negli anni ‘30, nel mondo dello sport, per indicare lo stato in cui viene a trovarsi un atleta, quando, dopo alcuni anni di carriera, caratterizzati da successi, si esaurisce, si brucia e non riesce più a dare delle prestazioni compatibili con le sue capacità. Per sentir parlare di burnout in psicologia si deve aspettare il 1982, quando Christina Maslach utilizza il termine per riferirsi ad una malattia professionale che colpisce gli operatori d’aiuto. Maslach mette in evidenza il carattere multidimensionale del Burnout, definendolo come “una sindrome di esaurimento emozionale, di spersonalizzazione, e di riduzione delle capacità personali che può presentarsi in soggetti che per professione si occupano della gente” (Maslach,1982).

Da tale definizione emergono le tre dimensioni del burnout:

  1. l’Esaurimento Emotivo, in cui l’operatore si sente coinvolto emotivamente con i problemi dell’utente, con un dispendio di risorse emotive ed affettive che lo conducono all’esaurimento emozionale, ovvero a uno stato d’animo di logoramento;
  2. la Depersonalizzazione, che è quella sensazione per la quale l’operatore, essendo troppo coinvolto emotivamente, mette in atto degli atteggiamenti di distacco ed indifferenza nei confronti dei problemi degli utenti,riducendo il coinvolgimento nel suo lavoro, in modo tale da poter trovare una sorta di difesa dalla sofferenza;
  3. la ridotta Realizzazione Personale, in cui l’operatore non si sente più in grado di riuscire ad instaurare con i propri utenti un rapporto di aiuto efficace.

Accanto alla percezione di tale incapacità subentra l’insoddisfazione lavorativa in quanto il lavoratore si sente scarsamente realizzato.

Il burnout si manifesta attraverso una sintomatologia ampia, che può essere suddivisa in disturbi fisici, psichici e comportamentali che si ripercuotono in maniera negativa sia sulla vita personale, sia su quella lavorativa. La persona colpita da burnout manifesta problemi fisici quali: mal di testa, ipertensione, disturbi gastrointestinali, tensione muscolare e affaticamento cronico. Per quanto riguarda i sintomi di natura psichica, Maslach sottolinea che i primi a comparire sono un deterioramento del benessere sia fisico sia psicologico che si manifesta sottoforma di depressione, bassa stima di sé, e che può condurre il soggetto all’abuso di farmaci, all’uso di alcool o droghe. Tipico dell’operatore affetto da burnout è anche l’incapacità di chiedere aiuto e di giovarsi di una rete di sostegno.

Il soggetto colpito da burnout mette in evidenza un abbassamento del rendimento sul lavoro e l’instaurarsi di un rapporto freddo e distaccato con l’utenza, che si manifesta anche in famiglia e nella vita privata con il cambiamento del modo di prendersi cura di loro. Quando l’operatore arriva ad una fase in cui non può più fronteggiare il burnout, abbandona il posto di lavoro.

Autore: Maria Paola Sotgiu

Laureata in Psicologia dello Sviluppo e della Formazione presso l'Università degli Studi di Cagliari. Specializzata in Psicoterapia individuale e di gruppo presso la S.F.P.I.D. "Scuola di Formazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico" con sede a Roma, terapeuta EMDR, è iscritta all'Albo degli Psicologi della Regione Sardegna con il numero 1691.

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