I rischi psicosociali nell’ambiente di lavoro

lavoro-correlatoPressione, agitazione, ansia da prestazione sono solo alcune delle sensazioni spiacevoli che possono manifestarsi nella vita quotidiana di un lavoratore. A volte si pensa che questi disagi nascano da cause di tipo fisico, ma in molti casi il responsabile è semplicemente lo stress. Scadenze, ritardi, pressioni dai capi, screzi con i colleghi possono infatti portare a quello che viene definito stress da lavoro.

I rischi psicosociali e lo stress lavoro-correlato rappresentano una delle priorità con cui è necessario confrontarsi nel campo della salute e della sicurezza sul lavoro in quanto hanno considerevoli ripercussioni sulla salute delle singole persone, ma anche su quella delle imprese e delle economie nazionali. Come molte altre questioni riguardanti la salute mentale, spesso lo stress viene frainteso o stigmatizzato. Tuttavia, se si considera questi rischi come un problema aziendale anziché una colpa individuale, possono essere gestibili come qualsiasi altro danno per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro.

Innanzitutto vediamo come può essere definito lo stress. Lo stress è un evento psico-somatico che si differenzia per la sua potenza e/o durata da una situazione normale e viene scatenato da certe sollecitazioni esterne ed interne (stressors); lo stress non è sempre negativo: è dimostrato come esso possa costituire utilissima possibilità sia per l’individuo sia per l’azienda, essendo a volte un acceleratore delle capacità umane. I problemi tuttavia si verificano quando lo stress è troppo elevato o se la situazione stressante si prolunga eccessivamente nel tempo, con possibili conseguenze sia a livello fisico che psichico.

Che cosa è invece lo stress lavoro-correlato? Vediamo insieme di che cosa si tratta, quali sono i sintomi e le possibile soluzioni per affrontarlo e superarlo. Usando la definizione del National Institute for Occupational Safety and Health: “lo stress dovuto al lavoro può essere definito come un insieme di reazioni fisiche ed emotive dannose che si manifesta quando le richieste poste sul lavoro non sono commisurate alle capacità, risorse od esigenze del lavoratore”.

Tra i sintomi conosciuti, sono sicuramente riscontrabili i disturbi comportamentali, emozionali e psicosomatici anche gravi.
Possono essere causa di stress, alcune tra le seguenti caratteristiche costrittive del lavoro:

  • quantità di lavoro da eseguire eccessiva oppure scarsa;
  • tempo insufficiente per portare a termine il lavoro in maniera soddisfacente sia per gli altri che per se stessi;
  • mancanza di una chiara descrizione del lavoro da svolgere o di una linea gerarchica;
  • ricompensa insufficiente, non proporzionale alla prestazione;
  • impossibilità di esprimere lamentele;
  • responsabilità gravose non accompagnate da autorità o potere decisionale adeguati;
  • carenza di collaborazione e sostegno da parte di superiori, colleghi o subordinati;
  • impossibilità di esprimere effettivamente talenti o capacità personali;
  • mancanza di controllo o di giusto orgoglio per il prodotto finito del proprio lavoro;
  • precarietà del posto di lavoro, incertezza della posizione occupata;
  • condizioni di lavoro spiacevoli o lavoro pericoloso;
  • possibilità che un piccolo errore o disattenzione possano avere conseguenze gravi.

Qualcosa si può comunque fare, e potrà essere utile:

  • cercare di identificare le fonti di stress, anche elencandole materialmente su un foglio, in modo da identificare gli aspetti sui quali intervenire;
  • identificare la differenza tra le cose che si possono e non si possono controllare, chiedersi come si sta vivendo la situazione e se esistano modi alternativi di affrontarla;
  • distinguere le cose importanti e urgenti a cui dedicarsi;
  • fare delle pause nel corso della giornata, anche semplicemente per sentire che la mente si rilassa;
  • dedicarsi ad una attività fisica regolare e curare la propria alimentazione: l’esercizio fisico costante libera endorfine endogene, una sorta di “droga naturale” che aiuta a sentirsi meglio;
  • cercare di non considerare le critiche come un attacco personale, pensando ad esse come ad un’opportunità per crescere nel proprio lavoro;
  • dare il giusto peso a ciò che esiste al di fuori del lavoro che può fornire quelle gratificazioni che ci mancano in ambito lavorativo: la famiglia, gli amici, altri interessi.

Autore: Ludovica Longi

Laureata in Psicologia Dinamica e Clinica della Persona, della Comunità e delle Organizzazioni presso l'Università degli Studi "Sapienza" di Roma. Specializzata in Psicoterapia individuale e di gruppo presso la S.F.P.I.D. "Scuola di Formazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico". Iscritta all'Albo degli Psicologi Psicoterapeuti della Regione Lazio con numero d'ordine 18208.

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