Gli aspetti psicologici dell’età senile

anzianiLa psicologia ha da sempre privilegiato ciò che è in evoluzione, come l’infanzia e l’adolescenza, ma negli ultimi decenni essa ha cominciato ad interessarsi al mondo degli anziani partendo dai dati demografici che evidenziano l’avanzamento della vita media della popolazione. Ogni indagine demografica connota una vera e propria rivoluzione, che ha ed avrà in futuro un grosso impatto e che rimette in discussione la struttura economica, l’organizzazione sociale ed il sistema di relazioni interpersonali e tra le generazioni.

Per quanto riguarda gli aspetti psicologici dell’età senile, esistono delle rilevanti differenze tra gli individui che devono essere ben conosciute, per un approccio culturale più aperto e per degli studi approfonditi sull’idea di invecchiamento. Le capacità intellettuali subiscono un’involuzione quando la creatività e l’operatività sono meno brillanti che nelle età precedenti, malgrado i numerosi esempi della gente comune o di poeti, scrittori, scienziati che continuano a lavorare e a produrre anche in età avanzata. Anche in questi casi risalta un evidente rallentamento delle attività intellettive con la diminuzione della memoria, dell’attenzione e con una rigidità psichica che impedisce l’adattamento ad ogni cambiamento sociale. Secondo lo psicoanalista Carl Gustav Jung, negli anni della vecchiaia gli individui tendono a spostare la propria attenzione dal mondo esterno a se stessi, sarebbero meno dipendenti dall’influenza esercitata dagli altri e, in generale, tenderebbero a essere più introversi. La posizione di Jung non è però condivisa da tutti gli psicologi, soprattutto da chi sostiene la costanza della personalità nel tempo.

La posizione di diversi psicologi è che vi sia una serie di fattori che non si modificano con l’età, quelli connessi con l’adattamento e con la tendenza ad orientarsi verso una meta. Questi fattori, che vengono in genere definiti di “adattamento sociale”, appartengono allo stile comportamentale dei diversi individui e dimostrano appunto una certa costanza attraverso gli anni, in particolare nella maturità e nella vecchiaia. Questi stili di vita rimangono inalterati nonostante i cambiamenti di ruolo e status sociale (come, ad esempio, il pensionamento).

Per altri psicologi è vero che alcuni contenuti della personalità possono essere stabili, ovvero quelli connessi a fattori di “adattamento sociale”, ma vi sono anche tratti che si evolvono: in parole povere, l’energia con cui ci si impegna in una serie di azioni proiettate verso l’esterno declinerebbe con l’età. Perciò, le persone anziane tenderebbero a rispondere maggiormente agli stimoli interni che a quelli esterni, a ritrarsi dalle situazioni che implicano una compartecipazione e un investimento emotivo, a evitare i rischi e le sfide piuttosto che a ricercarle.

Attualmente però la maggioranza degli psicologi e dei sociologi ritiene che oggi la condizione dell’anziano (dai 60 anni in poi) almeno nei paesi sviluppati, sia cambiata. La vita media si è allungata, il numero degli anziani è sensibilmente aumentato (gli ultra 60enni in Italia sono il 26,2% della popolazione) e il loro “peso” sociale è più rilevante di prima. Infatti numerose ricerche dimostrano che oggi vi sono molte persone anziane che hanno livelli di aspirazione simili a quelle di persone più giovani e che reagiscono in maniera analoga ad altre età alle frustrazioni e agli insuccessi. Questa impostazione non ha soltanto un significato teorico, ma riveste anche una notevole importanza sociale nell’individuare il modo migliore in cui l’anziano dovrebbe affrontare e vivere la propria condizione, e cioè se sia auspicabile che con l’età si abbia un progressivo disimpegno o se sia più vantaggioso un impegno attivo sia a livello individuale che sociale. Perciò secondo i sociologi e gli psicologi oggi, nei paesi più avanzati, è necessario non solo che l’anziano prevenga le malattie degenerative, ma che mantenga vivi anche gli interessi, in specie culturali. È quindi fondamentale tenere viva la mente e continuare ad aggiornare i propri schemi mentali facendo, per quanto è possibile, nuove esperienze. Anche se nutriamo il cervello nel modo migliore, evitiamo gli eccessi legati all’alcol o al fumo, lo proteggiamo dai danni vascolari o tumorali, la mente si nutre prevalentemente di stimoli, mantiene la sua forma sulla base delle esperienze quotidiane. I geni stabiliscono un quadro di riferimento sulla cui base si struttura il sistema nervoso, ma è l’ambiente a stimolare la plasticità del cervello, a dare forma ai suoi circuiti, a rinnovarne la struttura e la funzione, persino in quelle età in cui riteniamo, sulla base di luoghi comuni, che la mente abbia perduto ogni sua capacità di modificarsi.

Autore: Grazia Emanuela Perfido

Laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche con indirizzo Psicologia delle relazioni di aiuto presso l'Università degli Studi di Bari, ha conseguito la laurea specialistica in Psicologia con indirizzo Clinico-Dinamico delle relazioni familiari presso l'Università di Padova. Specializzata in Psicoterapia individuale e di gruppo presso la S.F.P.I.D. con sede a Roma.

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