Biblioterapia: la cura tra le pagine …

biblioterapiaCi sono dei momenti nella vita, che tutti possiamo sperimentare, nei quali sentiamo il bisogno di condividere con qualcun altro ciò che stiamo vivendo: per sentirci capiti, per trovare qualcuno che stia provando le nostre stesse emozioni o semplicemente per ritrovare un po’ della serenità perduta. A volte tutto ciò può si può ritrovare in un buon un libro… Come: in un libro? Sì! Da sempre il libro è considerato uno strumento di riflessione, conoscenza e promozione culturale soggettiva e collettiva e questa è anche l’idea di base della Biblioterapia, una disciplina nata negli Stati Uniti ad opera dello psichiatra William Menninger, il quale negli anni Trenta iniziò a “prescrivere” ai suoi pazienti la lettura di romanzi, nell’ambito del trattamento di diversi disturbi psichici. Menninger sosteneva che il libro avesse un potere curativo e utilizzava dei libri scelti accuratamente in base alle patologie psichiche riscontrate nei suoi pazienti. La biblioterapia ebbe una larga diffusione negli Stati Uniti e in Inghilterra, e in generale in Europa, mentre in Italia è una disciplina piuttosto recente. Molteplici sono gli studi scientifici che confermano la validità della lettura come strumento terapeutico utilizzabile per i diversi disturbi psichici presenti in età adulta, in età infantile ed adolescenziale. Sulla rivista Psicologia Contemporanea (Sett-Ott 2009, N. 215, p. 44) si legge: “Un altro fattore che può dare serenità è la lettura. Nei casi di depressione leggera, alcuni psicologi propongono una terapia originale e meno costosa dell’assunzione di farmaci, che potremmo chiamare la biblioterapia. Non si tratta tanto di pubblicazioni self-help, quanto di letture di qualità, come saggi interessanti e buoni romanzi. Più che andare in farmacia il paziente è dunque invitato ad andare in libreria”.

La biblioterapia viene utilizzata,in particolare, nel trattamento di disturbi d’ansia, depressione, disturbi del comportamento alimentare, sessuale, di lieve e media entità. Ma in che modo un libro può aiutare nella cura di determinati disturbi? La lettura come “strumento terapeutico” poggia sul meccanismo dell’identificazione con i personaggi: leggere un romanzo può facilitare la comprensione di alcuni aspetti di sé e l’elaborazione di quelle paure che generano malessere. Leggere a fini terapeutici serve a incrementare lo sviluppo dell’empatia, qualità fondamentale nei processi di maturazione psicologica e di socializzazione. La lettura è importante nei diversi stadi del ciclo di vita. Già dai primissimi mesi di vita del bambino assume particolare importanza la lettura a voce alta di favole poiché ascoltare una favola favorisce processi di crescita e di apprendimento da un punto di vista cognitivo ma anche emozionale; inoltre aiuta l’acquisizione di ruoli, norme e regole sociali. È importante in adolescenza poiché immedesimandosi nel personaggio, l’adolescente può sperimentare paure, emozioni e avventure e ciò contribuisce allo sviluppo della propria identità e alla creazione di capacità critiche e riflessive. Nell’età adulta leggere può essere stimolante e può servire ad operare delle riflessioni grazie ai richiami alla propria storia personale. E infine, nella fase della vecchiaia la lettura può riempire gli spazi di solitudine, aiuta a stimolare la memoria, può dare valore a una fase di vita preziosa per le elaborazioni personali.

Come sostiene la dott.ssa Minnino, ideatrice in Italia del primo sito sulla Biblioterapia: “In ambito psicoterapeutico la biblioterapia si colloca all’interno della relazione terapeutica e il libro diventa ” un altro luogo ” condiviso da paziente e terapeuta , in chiave simbolica, perché un libro si legge “altrove”, fuori dallo studio del terapeuta, a casa del paziente o dovunque egli voglia, ma la lettura del testo non è al di fuori del contesto terapeutico e soprattutto della relazione terapeutica” (www.biblioterapia.it).

Così come il protagonista di un libro anche il paziente in terapia ha bisogno di raccontare e raccontarsi, di ascoltare e ascoltarsi, guardando fuori e dentro di sé. Per cui il libro in terapia può servire da specchio attraverso il quale egli può vedere riflesse delle parti di sé da diverse prospettive. Attraverso la biblioterapia il terapeuta cerca, mediante una scelta accurata del libro da “prescrivere”, di suscitare nella persona dinamiche non ancora emerse e l’identificazione con parti di sé nascoste. Ogni persona ha una propria personalità ed una storia di vita a sé quindi la scelta di un libro in ambito terapeutico deve essere ben ponderata poiché deve essere inserito nella sua storia personale. Ciò che può essere utile per una persona può non esserlo per un’altra.

Riferimenti

Autore: Maria Paola Sotgiu

Laureata in Psicologia dello Sviluppo e della Formazione presso l'Università degli Studi di Cagliari. Specializzata in Psicoterapia individuale e di gruppo presso la S.F.P.I.D. "Scuola di Formazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico" con sede a Roma, è iscritta all'Albo degli Psicologi della Regione Sardegna con il numero 1691.

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