Autostima e vergogna

vergognaTutti abbiamo sentito parlare almeno una volta di autostima e di vergogna e allo stesso modo abbiamo a che fare con queste entità nella vita di tutti i giorni. Ma di che si tratta? Cosa sono esattamente? In che modo influenzano la nostra vita?

Innanzitutto è bene sottolineare che nel momento in cui entriamo in relazione con qualcuno siamo portati a crearci un’ immagine dell’altro e a valutarne gli elementi che la compongono secondo criteri di positività o negatività. Allo stesso modo tendiamo ad autovalutarci, cioè a conoscere il nostro potere reale, le nostre capacità rispetto ai vari scopi sociali che ci prefiggiamo e ai vari compiti che siamo chiamati ad assolvere.

L’autostima è proprio il grado di positività o negatività della nostra autovalutazione, sia per l’aspetto complessivo del sé, sia nel raggiungimento di uno scopo o riguardo una capacità specifica. Lo scopo o funzione principale dell’autostima è farci avere una buona auto-immagine, quindi farci sviluppare autovalutazioni principalmente positive.

La vergogna è un’emozione strettamente legata alle nozioni di autostima e di auto immagine. Si tratta di una emozione sgradevole, un senso di disagio che ci segnala che abbiamo commesso, stiamo per commettere o semplicemente pensiamo di commettere un atto che sappiamo ( o reputiamo) compromettente per la nostra buona immagine e che di conseguenza potrebbe mettere a repentaglio la nostra autostima.

Ognuno di noi ha provato questa emozione in svariate occasioni nel corso della vita, ciò la rende un vissuto umano generale. L’intensità dell’emozione “vergogna” dipende dal tipo di educazione che ognuno di noi ha ricevuto ed anche dal tipo di personalità che ci distingue.  Ci si può vergognare di qualsiasi azione o di qualsiasi evento che permette agli altri di avere di noi una valutazione negativa e permetta a noi di svalutare la nostra autostima. Ci vergogniamo sempre di fronte a qualcuno, sia esso un individuo presente, sia che l’Altro sia un intero gruppo, sia che l’ Altro sia solo immaginato, sia che rappresenti noi stessi come autogiudicanti.

Collegato al concetto di vergogna è il concetto di senso di colpa. Provare spesso vergogna e senso di colpa significa che nella propria vita si sta vivendo in maniera che viola i propri principi interiori.  Ciò rischia di provocare un enorme disagio nell’individuo, ma può rassicurare il riflettere sul fatto che è comunque possibile superare il proprio senso di colpa e la propria vergogna. A tal fine, secondo Greenberg (1995), può essere innanzitutto utile accertare la gravità delle proprie azioni ponendo a se stessi alcune domande come: “Gli altri considerano questo evento grave come lo considero io?”, “Quanto mi sembrerebbe grave questo evento se ne fosse responsabile il mio migliore amico e non io?”, “Conoscevo in anticipo il significato e le conseguenze delle mie azioni? E sulla base di ciò che sapevo allora, valgono le mie valutazioni attuali?”. Dopodiché, sempre secondo lo stesso Autore, può essere utile soppesare la propria responsabilità personale: spesso, infatti, si può realizzare il fatto che non siamo i soli responsabili di un dato evento che ci fa sentire in colpa, in quanto diverse persone possono essere state coinvolte e possono aver contribuito allo sviluppo dell’evento per il quale ci si vergogna o ci si sente in colpa. Anche il fatto di confidarsi con una persona fidata può rivelarsi utile. Si potrà così scoprire che, quasi sempre, la rivelazione del segreto non darà luogo a condanne o a giudizi negativi da parte dell’altro.

A questo punto sarà possibile iniziare a perdonare se stessi e, qualora ancora ci si senta in colpa, ci si potrà proporre di riparare, con un’azione, al danno causato. Le esperienze di vergogna e di senso di colpa, quindi, a meno che vengano negate o non siano gestite, non sono di per sé un problema. Al contrario, se accettate possono migliorare la conoscenza di se stessi e permettere la propria evoluzione interiore.

Autore: Fabiola Dotoli

Laureata in Psicologia ad indirizzo Psicologia clinica e di comunità presso l'Università degli Studi "Carlo Bo" di Urbino. Specializzata in Psicologia clinica presso l'Università degli Studi "Aldo Moro" di Bari, Facoltà di Medicina e Chirurgia. Iscritta all'Albo degli Psicologi della Regione Puglia con numero d'ordine 2722, ed all'Albo dei C.T.U. presso il Tribunale di Foggia.

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