L’anorgasmia femminile

L’orgasmo è un riflesso neuromuscolare, discontinuo rispetto all’esperienza dell’eccitazione, che si manifesta come una serie di contrazioni muscolari (da 3 a 12) ritmiche (circa una ogni 0,8 secondi) e involontarie. Nella donna l’orgasmo può essere innescato da una stimolazione prevalentemente vaginale o prevalentemente clitoridea, ma l’evento neuromuscolare che lo descrive è comunque sempre il medesimo.

Non tutte le donne provano l’orgasmo durante il rapporto sessuale. Questa difficoltà o impossibilità nel raggiungere l’orgasmo viene detta anorgasmia femminile e si manifesta nonostante un’adeguata stimolazione sessuale da parte della donna o del partner.

L’anorgasmia femminile è una disfunzione sessuale davvero molto frequente: se prendiamo in considerazione 100 donne sane, osserviamo che praticamente tutte raggiungono l’orgasmo attraverso la stimolazione del clitoride, quasi tutte provano un intenso piacere fisico, cognitivo ed emotivo nel contenere il pene dentro di sé, soltanto il 60-70% raggiungono l’orgasmo grazie ai soli movimenti coitali, ma tutte possono fare l’esperienza dell’orgasmo durante il coito associando gli stimoli prodotti dal pene e qualche carezza al clitoride. Non ci sono, dunque, due orgasmi diversi ma, eventualmente, diverse sensazioni derivanti dai significati che ogni donna attribuisce alle due diverse situazioni. E non tutte hanno i medesimi gusti! E ancor meno si può ipotizzare che ci sia un orgasmo evolutivamente più maturo dell’altro.

Esistono, però, alcune tecniche (o manovre) che ci vengono in aiuto. La prima è la focalizzazione sensoriale, la quale prevede che la donna debba:

  • evitare tassativamente il coito;
  • cercare il tempo per fare l’amore (vogliamo chiamare così l’attività sessuale proposta per evitare di descrivere con una parte il tutto, cioè con il coito fare l’amore);
  • proporre al proprio partner di fare l’amore tutte le volte che lo si desidera accogliendo gli eventuali rifiuti come garanzia per l’autenticità dei sì che verranno;
  • sentirsi liberi di opporre un diniego a qualsiasi proposta sessuale;
  • creare un ambiente confortevole ad entrambi;
  • spogliarsi nudi;
  • individuare due fasi, durante la prima delle quali bisogna astenersi completamente dalla stimolazione degli organi genitali e del seno;
  • non agire contemporaneamente ma a turno, sperimentando sia il ruolo di chi dà, sia quello di chi riceve;
  • esplorare alternativamente tutto il corpo dell’altro, posto in posizione sia supina che prona, utilizzando tutti i propri organi di senso;
  • stimolare alternativamente ogni parte del corpo;
  • concentrarsi soprattutto su ciò che si prova;
  • esprimere con qualsiasi tipo di linguaggio le sensazioni, emozioni o i desideri che si provano mentre si ricevono gli stimoli;
  • nella prima fase, permettersi di concludere ogni rapporto senza aver ottenuto un orgasmo;
  • usare la propria fantasia e lasciarsi contagiare da quella del partner per decidere attimo per attimo che cosa fare.

Una seconda è l’autosservazione e l’autostimolazione, i cui passaggi chiave sono:

  • cercare un po’ di tempo da dedicare a se stesse;
  • rilassarsi in qualunque modo conosciuto;
  • guardare la vulva con lo specchio;
  • esplorare la vagina con le dita;
  • stimolare la vulva in molti modi diversi e registrare mentalmente le sensazioni;
  • masturbarsi senza cercare di raggiungere l’orgasmo.

Una terza tecnica è il coito inesigente e la manovra-ponte: talvolta lo sforzo mentale impiegato per lasciarsi andare e provare l’orgasmo sortisce l’effetto opposto. Per ovviare a questo inconveniente e per permettersi di apprezzare le sensazioni reciprocamente generate dal pene e dalla vagina, si proibisce l’orgasmo coitale femminile per almeno sei mesi. In questo modo l’esperienza del coito diventa inesigente e può essere giocata in totale libertà, senza fretta e senza alcun obiettivo da raggiungere. La tecnica detta manovra-ponte prevede, invece, che la donna sappia raggiungere facilmente l’orgasmo con la stimolazione manuale del clitoride. In questo caso, la donna deve stimolarsi o farsi stimolare il clitoride fino all’orgasmo, le prime volte contenendo il pene fermo in vagina, le volte successive durante i movimenti coitali. In tali condizioni, la coppia può sperimentare l’orgasmo durante il coito, sgravando il pene dal compito di innescarlo con le sue spinte e la vagina dalla necessità di raccogliere segnali sufficienti per raggiungerlo. D’altra parte, la manovra-ponte è utile per la donna che vuole capire se può raggiungere l’orgasmo anche attraverso il coito. Riducendo notevolmente l’ansia da prestazione, può sbilanciare man mano gli stimoli riducendo sempre di più quelli clitoridei a vantaggio di quelli coitali. In certi casi scoprirà il modo per avere l’orgasmo sfruttando i movimenti del pene nella vagina, in altri avrà una misura approssimativa di quante carezze deve aggiungere agli stimoli coitali per elicitare la risposta orgasmica. Non sempre le donne riescono ad integrare gli stimoli clitoridei con quelli vaginali: alcune riferiscono che una sensazione distrae l’altra. All’inizio è preferibile che la stimolazione del clitoride avvenga soltanto mentre il pene è fermo nella vagina.

Infine, un’ultima tecnica è quella degli esercizi di Kegel per il controllo della muscolatura pelvico-perinealeper esercitare il controllo volontario sulla propria muscolatura perivaginale è necessario sapere di possederla, poterla riconoscere attraverso i segnali propriocettivi, poter capire se è rilassata o contratta e infine apprendere le strategie per attivarla a proprio piacimento. Si procede in questo modo: con l’interruzione del flusso minzionale, inizialmente si facilita il riconoscimento del muscolo pubococcigeo. Con la ripetizione immediata del medesimo lavoro muscolare, appena dopo aver completato lo svuotamento della vescica, si rende rapidamente possibile l’apprendimento dello schema motorio da utilizzare. Con l’uso contemporaneo dello sfintere anale si amplifica la capacità di controllare quel gruppo di muscoli. Con esercizi ripetuti durante la giornata si automatizza l’utilizzo immediato della funzione muscolare desiderata.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

  • Bara B. G. Nuovo manuale di psicoterapia cognitiva, vol. 3 Patologie. Bollati Boringhieri, 2016.

Autore: Valentina Uberti

Laureata in Scienze e Tecniche Neuropsicologiche ed in Scienze della Mente presso l’Università degli Studi di Torino, è iscritta all’Albo A degli Psicologi del Lazio con il numero 25587. Attualmente frequenta il secondo anno del Corso Quadriennale di Specializzazione in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale dell’Istituto Associazione di Psicoterapia Cognitiva di Roma.

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