Adolescenza e disagio

adolescenzaDurante lo sviluppo ogni individuo attraversa delle fasi che per la loro complessità portano in sé una sorta di “crisi”. Ciò si verifica in fasi ben precise dell’esistenza o quando si manifestano degli eventi che implicano necessariamente un cambiamento. Allora, quale fase dello sviluppo è segnata da profondi cambiamenti se non quella della adolescenza?

L’adolescenza è un periodo di transizione in cui si manifestano profondi cambiamenti sia psicologici che fisiologici che conducono l’adolescente in un’inevitabile situazione di conflitto e frustrazione. Il conflitto psichico dell’adolescente nasce quindi in relazione ai cambiamenti relativi allo sviluppo fisico e sessuale e allo sviluppo intellettivo. Altre occasioni di conflitto sono dovute alle condizioni di marginalità sociale nella quale viene a trovarsi il giovane nel nostro tipo di società, che non gli attribuisce un ruolo preciso in quanto non lo riconosce né come bambino né come adulto. Per adolescenza si intende generalmente una fase dello sviluppo, compresa tra i 12 ed i 18 anni, nel corso della quale l’individuo acquisisce le competenze necessarie per entrare a far parte del mondo degli adulti (Polmonari, 1993). Per diventare adulto, l’adolescente deve elaborare una nuova immagine di sé, ed in un certo senso è un processo di lutto perché si verificano più perdite: perdita della vecchia immagine, perdita delle gratificazioni infantili, perdita delle proprie relazioni da bambino.

Con l’espressione disagio giovanile si intendono e sottintendono molte cose, talora assai diverse tra loro. “Disagio” è in realtà un termine usato nel linguaggio comune in un senso ampio e comprende difficoltà che possono investire diversi ambiti della vita di un giovane: a livello affettivo, familiare, scolastico o sociale. Si tratta di forme di disagio emotivo che si manifestano attraverso una gamma più o meno sfumata di segnali come stati d’ansia, cambiamenti di umore, irrequietezza o che possono diventare veri e propri sintomi quali disturbi psicosomatici, dell’alimentazione, del sonno ed altro.

Diverso è il disagio espresso attraverso modalità comportamentali atipiche o addirittura devianti; questo è il disagio più facile da cogliere poiché la sua forma non solo è evidente ma disturbante. Tali comportamenti debbono essere definiti come disadattivi ed è perciò corretto parlare, in questi casi, di disadattamento scolastico o sociale a seconda dell’ambito in cui si evidenziano.

Esistono certamente molteplici manifestazioni del disagio adolescenziale. Alcune sue forme rappresentano una sofferenza rivolta “verso l’interno”, un ripiegamento su se stessi e vengono collocate, anche se provvisoriamente vista la continua evoluzione dell’adolescente, nella psicopatologia (depressione, disturbo d’ansia, anoressia, bulimia, disturbi di personalità). Ci sono poi forme di disagio rivolte “verso l’esterno” (esternalizzate), che si manifestano attraverso comportamenti a rischio, di ribellione, di sfida, di sopraffazione, di devianza, di fuga o di completa rinuncia. Ciò che accomuna queste manifestazioni di disagio adolescenziale, espressioni di una posizione conflittuale, è che appaiono all’adulto cariche di valenze negative. Questi giudizi, inoltre, facilmente si trasferiscono dal comportamento al soggetto che l’ha posto in essere, etichettato come ribelle, deviante, antisociale. Con sempre maggiore difficoltà ci si ricorda che si tratta di adolescenti e si invoca la giustizia come soluzione per ogni problema. L’adolescenza, costituisce un importante momento di cambiamento e di evoluzione praticamente su tutti i fronti.

Autore: Maria Paola Sotgiu

Laureata in Psicologia dello Sviluppo e della Formazione presso l'Università degli Studi di Cagliari. Specializzata in Psicoterapia individuale e di gruppo presso la S.F.P.I.D. "Scuola di Formazione in Psicoterapia ad Indirizzo Dinamico" con sede a Roma, terapeuta EMDR, è iscritta all'Albo degli Psicologi della Regione Sardegna con il numero 1691.

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